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Wasabi, cos'è?

Wasabi: cos’è e con quali tipologie di sushi si abbina meglio?

11/07/2018

Mangiare il sushi e il sashimi è diventato di uso comune. Ogni settimana, molti italiani si dirigono al ristorante giapponese per concedersi un lauto pasto a base di riso e pesce. Insieme al sushi e al sashimi, tuttavia, vengono serviti degli ingredienti particolari, come lo zenzero e il wasabi. Perché? Che cosa aggiungono al piatto?

Wasabi: qual è il suo sapore?

Il wasabi è tra gli elementi più famosi in Giapponese. Basta un pizzico di wasabi sulla lingua per avvertire un lieve pizzicore: in molti, la prima volta che lo hanno assaggiato, hanno “esagerato” con la dose e si sono ritrovati a bere moltissima acqua.

Il suo sapore non assomiglia al peperoncino, pur avendone effetti simili. Questo ingrediente serve principalmente come condimento finale del sushi e del sashimi. È una pasta di colore verde pisello: la dose servita è ridotta per un motivo. Nessuno riesce mai a finire tutto il wasabi servito, perché ha un sapore davvero particolare e in alcuni casi, estremo. In Giappone viene venduta una salsa al wasabi molto “cattiva”, che in pochi riescono ad assaggiare.

Contrariamente al peperoncino, che si spande per tutta la bocca, il wasabi colpisce solo il palato. Se lo assaggiate con la lingua, non sentirete subito il suo gusto. Ma cos’è? In molti se lo chiedono.

Che cos’è il Wasabi?

Il wasabi ha moltissime proprietà benefiche. Per esempio, lo possiamo considerare un ottimo digestivo. Inoltre, ha proprietà antibatteriche e aiuta a prevenire molte intossicazioni. Pare che inoltre assicuri un effetto anticoagulante: inibisce l’aggregazione delle piastrine. In questo senso, il wasabi avrebbe lo stesso effetto di un’aspirina.

La pianta dalla quale si ricava il wasabi è nella famiglia delle crocifere. Per chi non lo sapesse, queste piante hanno una particolare sostanza, gli isotiocianati, che aiutano nella lotta contro i tumori. Se questo fosse del tutto confermato dalla ricerca, il wasabi rientrerebbe tra gli alimenti in grado di prevenire l’insorgere del tumore gastrointestinale, allo stomaco, al seno e al colon.

Il pesce crudo ha un sapore molto forte: non ci riferiamo al salmone, che ha un sapore molto più delicato da crudo che da cotto. Tuttavia, il sashimi si presenta anche in forma di tonno, di merluzzo, di gambero rosso… e questi elementi hanno un sapore più decisivo.

I giapponesi hanno deciso di servire il wasabi insieme al pesce crudo proprio per mitigare il sapore.

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Cucina Giapponese e Dieta: come integrarle?

07/07/2018

La cucina giapponese è ormai diventata un must per molti italiani. Alcuni non rinunciano a recarsi al ristorante giapponese almeno una volta a settimana. Altri, invece, hanno cominciato ad appassionarsi a questo genere di cucina tanto da arrivare a preparare da solo qualche prelibatezza.

Quali sono i piatti più dietetici?

Ma come si inserisce la cucina giapponese nella nostra dieta, tipicamente mediterranea? Quante calorie hanno i suoi piatti? Quale valore aggiunto ha per il nostro organismo? Spesso, avrete sentito la frase “la cucina giapponese è soltanto pesce, verdure e riso”. Be’, è molto lontana dalla verità.

La preparazione del sushi richiede molti più ingredienti di quanto ne vediate nel piatto. Recentemente, sono stati interrogati molti nutrizionisti sulla cucina giapponese: è possibile mangiare il sushi durante la dieta? O seguire una dieta giapponese è sbagliato?

La risposta è da considerarsi nel suo insieme. Gli ingredienti di alcuni piatti comportano molte più calorie. Per esempio, laddove sia presente la salsa di soia, le calorie lievitano notevolmente.

Ci sono alcuni piatti su cui vi consigliamo di orientarvi, molto più di altri. Partiamo dal sushi e dal sashimi, i due punti cardine di qualsiasi ristorante giapponese. Il sushi classico, ovvero il Nigiri e l’Hosomaki, non è così pesante come un Uramaki, i cui ingredienti prevedono molte più lavorazioni.

Addio agli uramaki, ottimi nigiri, hosomaki e sashimi

Dunque, ordinare una porzione di questi piatti è un modo per “coccolarci” ma al contempo per non ingrassare. Lo stesso discorso non è possibile affrontarlo per gli Uramaki, che sono tendenzialmente più pesanti. Contrariamente ai Nigiri, che prevedono solamente pesce e riso, negli Uramaki è possibile trovare la maionese, il formaggio, l’avocado, il gambero o il pollo in tempura… insomma, alimenti che hanno molte più calorie e inoltre il fritto non è così salutare quanto è buono, purtroppo.

Un ottimo pasto, invece, può essere rappresentato dall’Onigiri. Questo triangolo di riso ha al suo interno soltanto pesce, oltre a essere ricoperto dalla classica alga nori. Intinto in un pochino di soia può risultare un pasto completo e molto gustoso, oltre che da “passeggio”.

Un altro piatto perfetto per la nostra dieta è il sashimi, a cui possiamo accompagnare l’insalata. Dà molte proteine al nostro corpo e inoltre è molto fresco da mangiare, soprattutto in estate.

Sono sconsigliati, purtroppo, i piatti caldi, tra cui gli udon e gli spiedini teriyaki. La salsina è davvero molto calorica e il vostro metabolismo potrebbe impiegarci molto per digerirla.

Gomma Wakame

Hai mai provato l’insalata Gomma Wakame?

05/07/2018

Tra gli antipasti proposti dai ristoranti giapponesi, potete trovare la famosa Gomma Wakame. In molti sono incuriositi dal nome e si chiedono cosa sia effettivamente e quali proprietà abbia. Sarete sorpresi di scoprire che, oltre ad avere un sapore particolare, è in effetti ottima per la salute del nostro organismo.

Gomma Wakame: l’insalata perfetta per dimagrire

Le calorie della Gomma Wakame si aggirano tra i 40 e i 50 ogni 100 grammi, in assenza di condimento. È particolarmente indicata per coloro che stanno facendo la dieta ipocalorica. L’insalata sazia per definizione: la gomma wakame è molto più saporita delle classiche che acquistiamo al supermercato.

Inoltre, può essere condita con vari ingredienti di origine giapponese, per darle un sapore ancora più squisito.

Le proprietà della Gomma Wakame sono svariate. Anzitutto, al suo interno, possiamo trovare moltissimi elementi naturali e positivi, come i sali minerali e le vitamine. Offre un quadro nutriente davvero interessante. È considerata inoltre un alimento perfetto per chi segue un’alimentazione vegana, perché introduce il ferro. È inoltre un potente ricostituente.

Cosa c’è all’interno della Wakame: proprietà nutrienti

In 100 grammi di Gomma Wakame, gli elementi che possiamo integrare nel nostro organismo sono i seguenti:

  • 100 mg di Magnesio;
  • 150 mg di Calcio;
  • 360 IU di Retinolo;
  • 2,2 mg di Ferro.

La tradizione culinaria giapponese non prevede una sfilza di piatti che appesantiscono l’organismo, tutt’altro. Sì, molti ingredienti sono calorici, come la salsa di soia, ma è fondamentale per condire. Tuttavia, molti singoli piatti si presentano con poche calorie; alcuni dietologi indirizzano molte persone verso la filosofia giapponese.

Questo tipo di insalata non è da meno. Al ristorante, potrete gustarla con pochissimi ingredienti, ma che aggiungono un pizzico di sapore al piatto: aceto di riso, salsa di soia, un po’ di zucchero e semi di sesamo.

La Wakame è alga marina edibile

Ma cos’è effettivamente la Wakame? Alga marina edibile. Ebbene, sì, non è un prodotto “di terra”, come le nostre insalate. Questo prodotto è essenziale per l’economia dei paesi asiatici: viene importato in tutto il mondo ed è considerato un piatto nutrizionale importantissimo. Le sue origini si fanno risalire al 700 a.C.

Potrete acquistare questa speciale insalata online, oppure nei supermercati: in alternativa, potrete prenderla da asporto in qualsiasi ristorante giapponese.

Consigliamo l’utilizzo della Wakame a chi ha carenza di vitamine e minerali. È perfetta per coloro che soffrono di caduta di capelli o di unghie che si spezzano facilmente.

pasta Giapponese

Tutti pazzi per la pasta giapponese: ramen, soba e udon

26/06/2018

Siamo italiani: cosa amiamo di più al mondo? La pasta, ovviamente!

Nei ristoranti giapponesi è possibile trovare molti tipi di pasta, ovvero tre: il ramen, la soba e gli udon.

I giapponesi considerano la pasta un alimento fondamentale da sempre. Se credevi che la cucina giapponese fosse soltanto sushi e pesce crudo, sei fuori strada. La cucina giapponese vanta una sequela di piatti caldi e freddi davvero invidiabile.

La pasta giapponese: ramen, soba e udon

Pronto a scoprire quali sono i tipi di pasta giapponese che potrai gustare?

Il ramen, anche se è di origine cinese, viene servito in Giappone. Questi spaghetti, di cui variano le dimensioni, sono composti di farina di grano e uova. Esistono moltissime tipologie di ramen, il più famoso prevede l’utilizzo di uova semi-sode, preparate secondo una ricetta speciale, carne molto grassa, verdure e alghe.

La pasta ramen, oltre a essere servita in brodo, può essere cucinata con le verdure, come un normale piatto di pasta.

Come vedrai da te la cucina giapponese e molto equilibrata. Ciò significa che non mi piatto trovi sempre la giusta quantità di carboidrati, di carne e verdure.

Soba fredda e soba calda: ecco le differenze

Il secondo piatto di pasta che vogliamo illustrarti è molto famoso in Giappone, ma ben poco noto in Italia, purtroppo. Stiamo parlando della soba. Quest’ultima è uno spaghetto di grano saraceno, molto piccolo, ed è servito in molti modi.

Uno dei piatti più conosciuti in Giappone è la soba fredda. In sostanza, se doveste mai ordinarla, vi verrebbe servito un piatto di soba fredda, una ciotola di brodo e la salsa di soia: ogni ingrediente è servito in un piatto a parte. Ciò significa che potrete condire la pasta con i vostri alimenti preferiti.

Esiste persino la cha-soba: questa variante è per tutti gli amanti del tè verde, con cui la farina viene impastata.

Inoltre, è possibile degustare la soba calda, cotta nel brodo, con l’aggiunta di uovo sbattuto, scaglie di tempura e il peperoncino in polvere.

Udon Tempura: ecco il modo giapponese di riscaldarsi in inverno

L’ultimo piatto è impossibile non citarlo ed è forse il più famoso: stiamo parlando degli udon. Questi sono spaghetti di grano tenero e assomigliano molto nella forma e nella misura ai nostri bucatini.

Esistono diverse varianti: Yaki Udon, Tempura Udon… specialmente quest’ultima viene guarnita con il tofu fritto oppure il gambero in tempura. Entrambe le varianti sono molto gustose e speziate.

Cerimonia The Giapponese

Cha No Yu: la cerimonia del tè giapponese

17/06/2018

Tutti la conosciamo: la cerimonia del tè giapponese è un importante rito che viene praticato dai parenti e dagli amici per passare un po’ di tempo insieme. Questa tradizione ha origini zen ed è molto importante per il Giappone. Dovete sapere che viene praticata secondo riti precisi; per esempio a seconda della stagione potrebbe persino cambiare il posto su cui si colloca il bollitore.

Nelle stagioni autunnali e invernali, il bollitore viene posto su una forma quadrata, ricavata dal tatami. Invece, in primavera e in estate, il bollitore viene collocato su un braciere appoggiato al tatami.

Come si fa la cerimonia del tè giapponese?

Sono presenti diversi tipi di tè giapponese: possiamo trovare il tè denso, detto koicha, e il tè leggero, usucha.

Il tè più utilizzato per la cerimonia è il matcha. Questo thè verde è polverizzato; viene aggiunta acqua calda servendosi di un frullino di bambù. Questo genere di tè non è un’infusione, bensì una sospensione.

Il tè verde può essere paragonato al nostro caffè: infatti, è un eccitante davvero sorprendente. Avete presente le pratiche meditative? Possono durare moltissimo; i monaci zen si sono sempre serviti del tè verde per rimanere svegli durante la meditazione.

La cerimonia del tè è cominciata probabilmente con la Dinastia Song. Questo rito è davvero importante per i giapponesi, grazie al quale trovano la loro identità sociale. Probabilmente, quest’ultima è l’essenza stessa dello zen.

Ogni azione durante il rito è molto precisa. Non ci sono gesti casuali. La stanza in cui avviene la cerimonia si chiama chashitsu. Deve essere arredata secondo precisi schemi e non è adibita a null’altro scopo.

Cha No Yu: celebrare il rito sociale

Prima abbiamo detto che il termine giapponese che indica il rito è il Cha No Yu: la cosa insolita è troviamo il verbo tateru, che si può tradurre con concelebrare.

Sapete che è prevista persino una composizione a seconda dell’importanza degli invitati? La persona più importante del gruppo è sempre al primo posto. Durante la cerimonia, gli ospiti vengono invitati a degustare il dolce; per i giapponesi e molto importante che i commensali siano sembra proprio agio.

L’atto finale prevede che il teishu si inchini insieme agli ospiti e richiuda la porta della stanza dietro di sé. Questa parte è molto semplice, ma esistono varie cerimonie del tè, che cambiano a seconda della difficoltà. Per esempio si può utilizzare il servizio di koicha, ovvero il tè denso: quest’ultimo richiede diversi utensili ed è molto complicato.

Salsa di Soia

Salsa di Soia: tutto ciò che dovreste sapere

12/06/2018

La salsa di soia non è prettamente giapponese, anche se il suo utilizzo è fondamentale per le ricette della tradizione. Originaria della Cina, viene utilizzata in diverse culture, dalla giapponese, fino alla coreana, all’indiana e alla filippina.

La salsa è fatta fermentare per un po’ di tempo; viene ricavata dalla soia, dal grano tostato da acqua e da una ingente quantità di sale.

Curiosità sulla salsa di soia

Una curiosità legata a questa salsa è il suo consumo esagerato: qualche tempo fa, qualcuno provò a bere la salsa di soia, senza consumarla insieme al cibo. Beh, dovete sapere che la classica boccetta che troviamo nei supermercati non va assolutamente presa come bevanda, perché metterebbe a serio rischio i nostri organi interni, che non saprebbero affrontare il sale contenuto in essa.

Pertanto, fate attenzione al suo uso smodato e utilizzatela soltanto come accompagnamento per il sushi e ovviamente per cucinare. Infatti, una delle domande che sentirete ripetere più spesso è: la salsa di soia fa male? Be’, consumata in dosi eccessive certamente, inoltre è sconsigliata nelle diete povere di sodio. Tuttavia, una o due volte a settimana, il suo consumo non arreca danni all’organismo.

Possiamo trovare la salsa di soia tra gli ingredienti della famosissima salsa Worcester, di origine inglese.

I molteplici utilizzi della salsa di soia la rendono estremamente versatile: ne basta infatti una goccia per insaporire qualsiasi piatto. I giapponesi la usano spesso nel condimento per la pasta, per conferire un sapore più deciso e invitante.

Come viene utilizzata la salsa di soia

Avete mai provato gli udon giapponesi? Con verdure, pollo o misto mare, e l’immancabile salsina? Ecco, per molti sono una vera e propria droga, perché l’odore e il sapore conferiti al piatto grazie alla salsa di soia sono veramente eccezionali.

La salsa di soia viene impiegata nei seguenti piatti:

  • Condimento per il sushi;
  • In aggiunta alla pasta, alla carne, al pesce;
  • Molti alimenti si fanno marinare nella salsa di soia;
  • Può essere utile per condire le insalate;
  • È un importante ingrediente di cottura per la cucina giapponese;
  • Può servire per creare la salsa kabayaki, la salsa teriyaki e la salsa worcester.

Sappiate, inoltre, che esistono diversi tipi di salsa di soia. La fermentazione di quest’ultima varia tra i 12 e i 18 mesi; un tempo davvero lunghissimo! Ecco le due principali salse:

  • Tamari: appartiene alla cucina cinese. Non contiene frumento, è densissima e molto salata;
  • Shoyu: appartiene alla cucina giapponese. C’è il frumento ed è economica.
Cosa si beve in Giappone?

Le bevande giapponesi: scopriamole insieme

07/06/2018

Il Giappone vanta una tradizione culinaria molto diversa dalla nostra, ma altrettanto importante per comprendere gli usi, i costumi e le origini di questo popolo. Conosciamo, bene o male, le ricette principali della loro cucina, come il sushi, lo yakitori e il ramen, ma sappiamo ben poco delle bevande che possiamo trovare in Giappone.

Sicuramente, al ristorante, avrete visto il sakè, che è probabilmente la bevanda più conosciuta e che appartiene alla loro tradizione secolare per la cerimonia del tè. Il rituale è considerato importantissimo dai giapponesi. per loro, è un rito sociale a cui non rinunciare.

Quali sono le bevande tradizionali giapponesi?

Oltre al sakè, possiamo citare il tè giapponese, O-cha: è il tè verde. Questa bevanda è consumata giornalmente dai giapponesi, che sia colazione, pranzo o cena, o un incontro con gli amici e i familiari.

Solitamente, la raccolta del tè è fissata per gli inizi del mese di Maggio. Possiamo trovare diverse varietà di tè:

  • Bancha: varietà che si raccoglie ad agosto;
  • Gyokuro: le sue foglie sono molto particolari, tenere e dolci. Viene considerato molto pregiato;
  • Sencha: questo è il tipo più comune di tè, non è pregiato come il Gyokuro. La raccolta potrebbe iniziare verso giugno;
  • Maccha: in Occidente, possiamo ormai trovare molte persone appassionate di maccha. Sta diventando molto famosa la variante del tiramisù al maccha. Il suo utilizzo è destinato alle cerimonie ed è comunemente in polvere;
  • Houjicha: le sue foglie vengono tostate prima di essere infuse nel tè.

Uno sguardo ai liquori e alle birre giapponesi

I giapponesi non aggiungono lo zucchero in questa bevanda, contrariamente agli inglesi, che sono soliti mettere lo zucchero o il latte.

Lo abbiamo nominato all’inizio dell’articolo: tra le bevande più consumate, possiamo trovare il sakè. La bevanda alcolica per eccellenza è una pastorizzazione e fermentazione di riso e acqua. Dovete sapere che nella preparazione del sakè è l’acqua il segreto: se non è di ottima qualità, si otterrà un sakè sciapo. L’acqua destinata al sakè è un po’ un ossimoro, perché dovrebbe coniugare la giusta dose di asprezza e dolcezza.

Altri tipi di bevande in Giappone sono le seguenti:

  • Mirin: il tradizionale sakè dolce, che viene usato per cucinare. È l’ingrediente base della marinatura teriyaki;
  • Umeshu: un liquore giapponese molto particolare, derivato dalla macerazione delle prugne verdi acerbe nell’alcool, con una ingente quantità di zucchero di canna;
  • Hoppy e Happoshu: birre a basso contenuto alcolico. La Hoppy sfiora soltanto i 0,8 gradi.

Come direbbero i giapponesi: Kampai!

Onigiri Giapponesi

Tutti pazzi per gli Onigiri: gli “arancini” giapponesi

30/05/2018

Vi è capitato sicuramente di imbattervi negli Onigiri, che quasi tutti i ristoranti giapponesi offrono nel proprio menù. Spinti dalla curiosità, l’avete ordinato e siete curiosi di conoscere la loro storia. Dovete sapere che in molti lo definiscono “l’arancino giapponese”, per la forma che ricorda lo street food catanese.

L’Onigiri è considerato lo spuntino giapponese per eccellenza; possiamo chiamarlo anche con il nome di Omusubi. Questa polpetta di riso ha molte varianti, soprattutto al suo interno: il cuore dell’Onigiri è composto normalmente da sake e maguro. Oltre al pesce, può essere riempito da avocado, da umeboshi e spolverato con sesamo. Attorno, possiamo trovare l’alga nori, che serve per dare compattezza e permetterci di afferrarlo senza sfaldare il riso.

Gli Onigiri: i famosi triangoli giapponesi spopolano in Italia

La sua forma triangolare ricorda vagamente l’arancino catanese. L’Onigiri è nato come street food; se siete stati in Giappone, saprete che può essere acquistato dai rivenditori lungo la strada. Molti giapponesi ricorrono a questo cibo da asporto per il loro pranzo da ufficio.

Inoltre, sono presenti molti locali, chiamati onigiri-ya, specializzati nella vendita di Onigiri.

Un primo testo che ci consente di farci un’idea sulla nascita degli Onigiri è dell’XI secolo. Ai tempi, era conosciuto con il nome di tojiki ed era destinato per i pic nic all’aperto.

Erano i samurai a consumare gli onigiri, che venivano avvolti in foglie di bambù, proprio durante le guerre e gli assedi. Consentiva di avere sempre del cibo con sé, che riusciva a mantenersi intatto.

Come vengono preparati gli Onigiri? Cosa c’è al loro interno?

Seppure noi conosciamo soltanto la forma triangolare, in Giappone ne vengono venduti di diversi tipi: possiamo trovarlo in forma cilindrica e sferica. Gli ingredienti del “cuore” dell’Onigiri non prevedono mai la carne, ma un mix di pescato.

Queste polpette di riso vengono preparate per i figli come pranzo al sacco per la scuola; in questo caso, vengono adornate dall’alga nori in modo molto particolare. Sono famose le palle di riso decorate, che ricordano un panda, per stimolare l’immaginazione dei bambini. Dopotutto, l’estetica giapponese è uno dei punti fondamentali di questa cultura, che si riscontra anche e soprattutto nel cibo.

Non avete mai fatto caso alla bellezza del sushi? Molti lo definiscono addirittura più bello che buono, ma è un gusto personale. Gli Onigiri vengono adornati da sorrisi, o da uno sguardo triste, grazie all’utilizzo dell’alga nori, che viene sapientemente tagliata. È un modo molto simpatico di servire il cibo, dopotutto!

Cucina Giapponese

Le più note pietanze giapponesi: alcune non le conosci affatto!

24/05/2018

Vai al ristorante giapponese ogni tanto e pensi di sapere tutto sull’omonima cucina? Bhe, sbagliato. Molto di quello che leggi sul menù giapponese è il frutto di un accostamento occidentale o prettamente americano. Per esempio, il California Roll, il famoso uramaki con maguro o sake e avocado, è in realtà totalmente americano.

Le ricette meno conosciute della cucina giapponese

Per permettere agli occidentali di gustare la loro cucina, gli chef giapponesi hanno adattato il sushi agli ingredienti del luogo. È il caso dell’avocado per il California Roll, o del Philadelphia, che raramente troviamo in Giappone.

Molti uramaki coloratissimi vengono proposti per attirare il grande pubblico ad assaggiare il sushi. Rimarrete sorpresi di scoprire che nei ristoranti in Giappone si pensa a dare risalto al pesce, più che ai condimenti strani.

A parte il sushi, che conosciamo, bene o male, tutti, ci sono molte ricette davvero gustose e particolari di cui non abbiamo mai sentito parlare.

  • Anmitsu: tra i dessert giapponesi più famosi al mondo c’è l’anmitsu. Questo dessert è molto particolare e gustoso. La sua riproduzione è prettamente estetica e scenica, come ogni ricetta giapponese. Vengono serviti dei cubetti di gelatina bianca, l’agar, che possiamo ottenere dalle alghe rosse. Solitamente, i cubetti vengono accompagnati da succo di frutta, acqua, marmellata dolce di fagioli rossi azuki.

I grandi classici della cucina giapponese: Dango, Donburi, Katsudon

  • Dobin Mushi: questa zuppa è davvero molto saporita. È considerata un classico della cucina giapponese. Viene servita in una teiera, dal nome ‘dobin’: i suoi ingredienti sono funghi matsutake, germogli e pesce. C’è molto limone dentro;
  • Dango: questo specialissimo ‘gnocco’ giapponese viene preparato grazie alla farina di riso. Sono serviti allo spiedo e vengono normalmente accostati al tè verde;
  • Donburi: viene considerato un piatto unico e casalingo, di facile preparazione ma molto nutriente. Bisogna cuocere il pollo, la salsa di soia, il mirin o il sake, nel classico brodo giapponese, il dashi. Non appena il pollo è pronto, vengono sbattute delle uova; dopodiché, il tutto viene servito in una ciotola con, ovviamente, del riso;
  • Katsudon: fino a qualche tempo fa veniva totalmente ignorata dai ristoranti giapponesi in Italia. Tuttavia, con gli anime e i manga, molti piatti destato l’interesse degli italiani, soprattutto i più giovani, che hanno richiesto la preparazione di questo piatto. La katsudon viene servita con riso, uovo, tonktzu; sopra al tutto, viene posta una cotoletta di maiale fritta. Vi assicuriamo che è una vera bontà!
Miso Giapponese

Il miso: una particolare zuppa giapponese

20/05/2018

La zuppa di miso è un classico della cucina giapponese e appartiene alla sfera dei piatti caldi. Se credete che i giapponesi mangino sushi tutto l’anno, vi sbagliate: ramen, zuppe, carni e pesci grigliate… esistono delle varietà di piatti caldi davvero gustosi e ottimi!

La zuppa di miso, per altro, è conosciuta per le sue proprietà: alcuni giapponesi ci fanno addirittura colazione, per i benefici che apporta all’organismo. Questa particolare pietanza è davvero ottima: il miso, infatti, contiene proteine nobili ed enzimi. Il suo utilizzo è consigliato a chi soffre di disturbi intestinali; la flora batterica vi ringrazierà!

Le caratteristiche e i benefici della zuppa di miso

Ma cosa c’è al suo interno? Questo piatto non appesantisce molto lo stomaco, ed è considerato tendenzialmente leggero. Tuttavia, la sua sapidità è elevata, proprio per gli ingredienti usati durante la sua preparazione e per il miso, che altri non è che una pasta di soia fermentata. Questa sostanza viene usata nella cucina giapponese principalmente per marinare o gratinare.

Conosciuta con il termine misoshiru in Giappone, questa zuppa viene preparata grazie a uno speciale brodo in cui si immergono alga wakame e il miso. Il miso non è altro che una sostanza a base di semi di soia e cereali, ovvero orzo e riso, che grazie all’azione di un fungo viene fatto fermentare per moltissimo tempo.

La fermentazione deve essere lunga, per garantire una zuppa di miso di alta qualità. Il miso, prima di essere sciolto nel brodo, è una pasta molle che viene fatta fermentare in abbondante acqua salata. Per questo, normalmente, non si aggiungono ulteriori condimenti alla zuppa.

Quali sono gli ingredienti di una buona zuppa di miso?

Alcuni ingredienti standard che vengono utilizzati per la preparazione della zuppa di miso sono: daikon, porro, zenzero, carote e, ovviamente, l’immancabile tofu. L’ingrediente fondamentale, invece, che non deve mai mancare in una buona zuppa di miso, è il dashi. Il dashi è un cibo composto da scaglie di tonnetto striato essiccato, conosciuto con il nome di katsuobushi. L’alga, invece, è kombu, non la classica nori che ritroviamo nel sushi.

Per cucinare questo piatto, dovrete comprare il miso, che viene venduto dai market asiatici a un costo davvero irrisorio.

Preparare la zuppa di miso non richiede molto tempo, solo un’attenta scelta degli ingredienti, perché potrebbero alternarne o pregiudicarne il sapore. È ottima anche per un pranzo al volo; i giapponesi la portano in ufficio!

Futomaki Miyama

Futomaki, hosomaki e uramaki: ecco le differenze

15/05/2018

La cucina giapponese non si limita a servire solo il classico sushi, ma ha moltissime varianti di piatti freddi e caldi. Tuttavia, nella categoria sushi, possiamo trovare davvero un sacco di differenze, in base al nome del piatto. Quando andiamo in un ristorante giapponese, normalmente i nomi vengono accompagnati da una foto, per comprendere la peculiarità del piatto.

Sushi: qual è la differenza tra futomaki, hosomaki e uramaki?

In questo articolo, vorremmo darvi una mano a scoprire le differenze sostanziali tra futomaki, hosomaki e uramaki. Le tre tipologie che abbiamo elencato presentano caratteristiche simili; gli ingredienti utilizzati sono quasi gli stessi, ma varia la loro forma.

  • Futomaki: questo tipo di sushi è stato pensato per essere il classico cibo da passeggio. Infatti, rispetto agli altri due, è molto più grande e una porzione da sei tende a riempire chi lo ordina. Arrotolato fino ad avere la parvenza di una polpetta cilindrica, l’alga nori all’esterno lo rende più croccante. Il ripieno non è sempre lo stesso e molti ristoranti lo servono impanato e fritto;
  • Hosomaki: questo tipo di sushi ricorda un futomaki in una versione ridotta. All’interno potrete trovare al massimo due ingredienti, se non il classico pesce crudo, come tonno, salmone, o nella proposta vegetariana solo l’avocado. Anche l’hosomaki ha l’alga nori all’esterno. Solitamente, viene servito anche impanato e fritto, con la philadelphia come topping, o la tartare di salmone nella tipologia più ricercata;
  • Uramaki: questo speciale sushi è arrotolato su se stesso, con l’alga nori posta all’interno. All’esterno, trovate solo il riso bianco, con diversi topping, a seconda degli ingredienti all’interno. L’uramaki è il sushi che nei ristoranti giapponesi vanta più proposte. Dal classico con salmone/tonno e avocado, molti chef giapponesi si spingono fino alla creazione di piatti davvero unici e innovativi.

Come viene preparato il riso per il sushi?

Come vedete, le tre tipologie di sushi elencate hanno molti elementi in comune – sicuramente l’alga nori è tra gli ingredienti base di un buon sushi – ma cambia la loro forma e la loro dimensione.

Sapevi che la parola sushi in Giappone viene tradotta con “aspro”? Questo termine è dovuto agli ingredienti con cui viene cotto il riso, ovvero aceto di riso, zucchero, sale, kombu e sake. È merito loro se il riso ha quella nota “acidula”, che con il pesce crudo e la salsa di soia si sposa benissimo!

Speriamo di aver fatto un po’ di chiarezza sulle tipologie di sushi.

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Ramen

Ramen: tutte le tipologie di questo particolare piatto giapponese

12/05/2018

La cucina giapponese vanta moltissimi piatti. Quando discutiamo di cibo giapponese, il nostro primo pensiero è ovviamente il sushi, ma ci stiamo limitando alla sfera dei piatti freddi. In realtà, in Giappone, sono presenti una varietà di piatti caldi davvero gustosi, come il Ramen. Il Ramen, che è stato lanciato in tutto il mondo ANIME, ci ha messo un po’ ad arrivare in Italia. Ovviamente, il piatto è piaciuto subito, per la sapidità particolare e le varianti proposte dai ristoranti giapponesi.

Ramen: un piatto gustoso nei mesi invernali

L’origine del ramen, in realtà, si attribuisce alla Cina: in una ciotola, si mettono brodo, carni varie e verdure, con l’aggiunta di tagliatelle speciali, conosciuti come noodles. Originariamente, il ramen era conosciuto come il classico cibo di strada, perché veniva venduto dai chioschi in comode ciotole da asporto.

Ramen di Pollo

La cucina giapponese è famosa in tutto il mondo per gli ingredienti che utilizza; in poche parole, mira a creare un’esplosione di sapori davvero unica. I quattro elementi fondamentali per la riuscita di un ottimo ramen sono il brodo, il tare, i noodles e i condimenti.

Come per tutte le ricette, ogni regione giapponese ha la propria tipologia di ramen. In Giappone, una delle regole di vita è di non buttare mai via nulla, ed è su questa regola che si fonda la preparazione del ramen. Infatti, molto spesso, è di uso comune trovare all’interno degli avanzi della sera prima.

Le varie tipologie di Ramen presenti in Giappone

Di seguito, vi elenchiamo qualche tipologia di ramen delle varie regioni:

  • Tokyo Ramen: gli ingredienti che troverete in questo ramen sono scalogno, alga nori, arrosto di maiale, germogli di bamboo e salsa di soia. Questo è anche il ramen più presente nei ristoranti giapponesi in Italia;
  • Tokyo Tsukemen: questo ramen è davvero particolare. Prevede che gli ingredienti siano slegati tra di loro: il brodo viene servito a parte, con la soba fredda e l’alga nori collocate in un’altra ciotola;
  • Nagoya Taiwan Ramen: un ramen molto particolare, inventato da un famoso chef taiwanese negli anni ’70. Tra gli ingredienti, sono presenti macinato di maiale, erba cipollina cinese, peperoncino, scalogno e aglio. Una variante davvero gustosa e “piccante”;
  • Kyoto Ramen: Kyoto è una frazione di Tokyo molto elegante, di raffinata estetica. Qui il ramen somiglia molto a quello di Tokyo, con la differenza che è possibile trovare spezie, aglio, pasta di fagioli rossi e pepe bianco al suo interno.
Sashimi e Tartare

Sashimi e Tartare: il sushi perfetto per l’estate

07/05/2018

Con l’avvicinarsi dell’estate, molti italiani pensano ai classici piatti freddi, da preparare in un batter d’occhio e che ci aiutino ad arrivare appagati e non affamati alla fine della giornata. In questo scenario di caldo e di afa, si figurano due classici della cucina giapponese, che potrebbero venire in aiuto, soprattutto a chi ama il sushi. Stiamo parlando di sashimi e tartare, due cibi che troverete comunemente in tutti i ristoranti giapponesi.

Sashimi e Tartare: piatti giapponesi per l’estate

Il sashimi, solitamente, è composto da otto pezzi di pesce crudo: i più comuni sono tonno, salmone e branzino, ma alcuni ristoranti offrono la possibilità di ordinare anche gambero crudo e polipo. Il pesce crudo, preventivamente abbattuto, ha pochissime calorie e apporta inoltre una dose massiccia di Omega 3, che aiuta il cervello a riflettere bene.

In estate, è sconsigliato cibarsi di piatti molto calorici, perché il corpo, già privato dal caldo, faticherà a mettere in moto la digestione, causando un rallentamento e una sensazione di appesantimento davvero fastidiosa.

Dopo l’avvento dei diversi ristoranti giapponesi, sempre più italiani hanno integrato il sushi nella loro dieta settimanale, concedendoselo almeno per una sera. Il sushi è un alimento che non ha tantissime calorie da smaltire al pari della pasta: ordinare un box di sushi è un ottimo modo per mangiare sano ed evitare di appesantirsi troppo.

Come preparare il sashimi e la tartare

Un altro alimento della cucina giapponese che riscuote molto successo è la tartare. Anche questa, sapientemente preparata, è davvero un piatto leggero e gustoso. Gli ingredienti classici della tartare sono: salmone, tonno, avocato, e salsa di soia. Alcuni aggiungono un po’ di riso venere, ma con il riso potremmo definirla più una cirashi. La cirashi, per esempio, è la classica schiscetta dei giapponesi: con pochissimi ingredienti riescono ad arrivare sazi fino a sera. E che belle composizioni si possono creare con l’utilizzo dell’alga!

Con il caldo, è bene mantenersi leggeri ed evitare possibili indigestioni. Ripiegare sui piatti giapponesi, può rivelarsi davvero un’ottima idea. Ordinate del sashimi e della tartare dal vostro ristorante di fiducia, o provate a preparare questi piatti voi stessi.

La bontà della cucina giapponese

Su internet, troverete molti consigli sulla tecnica di abbattimento del pesce, che è un punto fondamentale della preparazione del sushi.

Dopodiché, potrete gustare il vostro sashimi e la vostra tartare: ottime a cena e a pranzo, senza preferenze, diventeranno un must dell’estate!

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